Perché non possiamo non spiarvi
Questa volta Obama non ci ha neanche provato. Il discorso con cui ieri il presidente americano ha annunciato un piano di riforme per spuntare le unghie alla Nsa, l’Agenzia per la sicurezza nazionale, all’indomani dello scandalo sollevato dal leaker Edward Snowden, non appartiene alla tradizione tutta obamiana delle grandi dichiarazioni di principio puntualmente disattese.
12 AGO 20

Questa volta Obama non ci ha neanche provato. Il discorso con cui ieri il presidente americano ha annunciato un piano di riforme per spuntare le unghie alla Nsa, l’Agenzia per la sicurezza nazionale, all’indomani dello scandalo sollevato dal leaker Edward Snowden, non appartiene alla tradizione tutta obamiana delle grandi dichiarazioni di principio puntualmente disattese. Al contrario delle anticipazioni squillate di alcuni quotidiani italiani, Obama non ha annunciato che avrebbe “fermato la Nsa” nel modo in cui avrebbe chiuso il centro di detenzione di Guantanamo o trasferito il programma dei droni dalla Cia al Pentagono – il progetto è stato accantonato definitivamente in questi giorni con l’approvazione del budget. Metà del suo discorso l’ha dedicata alla difesa e all’umanizzazione “degli uomini e delle donne” che lavorano nell’intelligence, e quando è passato alle riforme si è mantenuto cauto, aderente ai fatti, attento a non suscitare aspettative, interpretando la parte dell’uomo ragionevole che cerca di mediare tra sicurezza e privacy.
Ci saranno delle linee guida che limiteranno le intercettazioni, certo, bisognerà stare più attenti a non fare arrabbiare la Merkel, ma poco di quello che ha detto Obama deve avere impensierito gli uomini dell’Agenzia per la sicurezza. Perfino l’unica novità di peso, la cessione a parti terze di tutti i metadati delle chiamate intercettate, il colpo studiato per strappare i titoli dei giornali, quello che gli ha consentito di dire “porremo fine alla Nsa così come la conoscete”, è un progetto vago, consegnato a lunghi processi di discussione e rimandato a tempi indefiniti. Così il discorso che avrebbe dovuto rivoluzionare la Sicurezza nazionale costringe il Times a titolare con un parco “Obama svela qualche limite alla sorveglianza governativa” e alimenta le critiche (in ogni caso scontate) di chi come Glenn Greenwald denuncia l’inconcludenza del presidente. Che ha cercato di dimostrare buona volontà, si è preoccupato della nostra privacy, ma poi ha fatto quello che il suo ruolo gli richiedeva: non privare l’America della Nsa.